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Pace Fiscale

Senza proroga dal 1°marzo via libera alle notifiche degli atti fiscali e termine ultimo per pagare le rate 2020 della pace fiscale

a cura di
Ufficio Stampa Millennium & Partners
,
pubblicato in data
26.2.2021

Le premesse dell’ex Governo Conte erano che un pacchetto di aiuti avrebbe dovuto arrivare entro fine gennaio 2021 con un provvedimento emergenziale corposo a sostegno economico delle imprese e dei settori più colpiti. La crisi di governo ha bloccato i lavori dell’annunciato Decreto Ristori 5 e ha congelato i provvedimenti in tema di Riscossione e di ammortizzatori sociali.

Ma il tempo stringe e mancano solo pochi giorni dalla ripresa della macchina del Fisco. Ai 50 milioni di atti sospesi e alle nuove notifiche si devono aggiungere anche i pagamenti sospesi dall’8 marzo 2020 che dovranno essere versati entro il 31 marzo 2021, se non si interverrà con una ulteriore proroga. Poco importa ai contribuenti se sarà possibile rateizzare gli importi dovuti o che gli invii delle notifiche saranno spalmati in 24 mesi . Del resto un invio massivo sarebbe critico anche per l’Amministrazione Finanziaria che si troverebbe a dover far fronte ad inevitabili richieste di chiarimento e reclami in un periodo in cui gli sportelli sono ad accesso limitato per evitare gli assembramenti.  

Come se non bastasse il 1° marzo 2021 è la scadenza per saldare le rate sospese della rottamazione ter e del saldo e stralcio e in caso di mancato, tardivo o insufficiente pagamento si decade dal piano di definizione agevolata concesso. È assolutamente necessario approdare a delle decisioni rapide e alla definizione di una strategia in grado di arginare la frustrazione sociale, la rabbia e la disperazione di cittadini e imprenditori che, ad un passo dal fallimento, non hanno le risorse economiche per mantenere fede agli accordi presi con il Fisco.

Seppure la questione sia cruciale, dal nuovo Governo Draghi non trapela nessuna linea guida di orientamento se non delle indiscrezioni in merito ad un nuovo stop della ripresa della Riscossione di altri due mesi per allinearne la scadenza al 30 aprile 2021 che è la data della fine dello stato di emergenza. Nel suo discorso al Senato, prima del voto di fiducia, Draghi ha parlato di riforma fiscale in termini di intervento unico e complessivo che deve superare la logica dei ritocchi emergenziali sinora adottata. I temi toccati sono: la revisione dell’Irpef in un’ottica di progressività, la riduzione delle tasse sul lavoro, la semplificazione del sistema tributario e la lotta all’evasione fiscale che “deprime” l’economia e la libera concorrenza. L’intervento di proroga non è riuscito a rientrare neppure nel decreto Milleproroghe, nonostante diversi emendamenti proponevano di rinviare le rate della pace fiscale fino al 30 aprile 2021.

La scadenza del 1° marzo 2021 è vicina: cartelle, avvisi e pignoramenti sono alle porte

L’attività della Riscossione, in assenza dell’ulteriore proroga fino a maggio, ripartirà dal 1°marzo 2021 come stabilito dal D.L. n. 7/2021 che ha congelato per tutto il mese di febbraio le azioni in materia di accertamento, adempimenti e versamenti tributari, nonché di notifica e pignoramento. Di conseguenza, dal mese prossimo, la farraginosa macchina del Fisco riattiverà l’azione di notifica di:

·        nuove cartelle

·        altri atti di riscossione e l’avvio di procedureesecutive (fermi amministrativi, ipoteche, pignoramenti)

·        pignoramenti verso terzi su salari, stipendi eindennità relative al rapporto di lavoro, nonché a titolo di pensione etrattamenti assimilati

·        avvisi di addebito

·        avvisi di accertamento

Inoltre i pagamenti sospesi, in scadenza dall’8 marzo 2020 (dal 21 febbraio per i soggetti con residenza, sede legale o operativa nei Comuni della“zona rossa”) al 28 febbraio 2021, andranno effettuati entro il 31 marzo 2021, ossia entro il mese successivo alla scadenza del periodo si sospensione.

A rischio di scadenza rottamazione e saldo e stralcio

Come è ormai noto, il 1°marzo 2021 è la scadenza per pagare le rate relative al 2020 per tutti coloro che hanno aderito alle definizioni agevolate del 2019: rottamazione ter e saldo e stralcio, definizione agevolata dei processi verbali di contestazione o chiusura delle liti pendenti. Per i contribuenti che si sono avvalsi della rottamazione, e che sono in regola con i versamenti delle quote dovute nel 2019, si tratta di versare le quattro rate del 28 febbraio,del 31 maggio, del 31 luglio e del 30 novembre 2020, mentre per il saldo e stralcio bisognerà pagare le rate in scadenza il 31 marzo e il 31 luglio 2020.

In questo caso non è concessa la tolleranza dei 5 giorni solitamente prevista e che viene invece applicata alle rate in scadenza nel 2021. In particolare, va sottolineato che il pagamento della rata in scadenza il 1°marzo della rottamazione potrà essere effettuato entro l’8 marzo 2021, considerato che il 6 e il 7 marzo cadono di sabato e domenica. Mentre la prima rata 2021 del saldo e stralcio in scadenza il 31 marzo potrà essere pagata entro il 5 aprile.

Dal numero notevole di rate che andranno versate in un’unica soluzione è chiaro che la proroga,che ha spostato i pagamenti della rottamazione e del saldo e stralcio dal 10 dicembre 2020 al 1°marzo 2021, è largamente insufficiente. E neppure una nuova proroga, per quanto sperata, potrà essere risolutiva del problema. È necessario e indifferibile che il nuovo Esecutivo riveda la norma che disciplina la decadenza delle definizioni agevolate . Non è possibile che se non si pagano interamente e nei termini di scadenza le quote previste, il contribuente debba decadere dal beneficio. Si sarebbe dovuto consentire il ravvedimento in caso di tardivi versamenti con la riduzione delle sanzioni sulle rate non pagate.

La stessa ipotesi di una nuova rottamazione e di un nuovo saldo e stralcio,che sta generando un clima di forte attesa nei contribuenti, se non verrà formulata in termini di maggiore tolleranza e in un arco temporale più ampio, finirà per essere un buco nell’acqua. Eppure non è ancora chiaro se questa opzione troverà spazio nell’agenda degli interventi che il Governo Draghi ha in scaletta in tema di riforma fiscale.

L’unico dato certo è che, se non si metterà a punto una strategia di lungo periodo, il protrarsi degli effetti dell’emergenza epidemiologica produrrà maggiori gravi danni e conseguenze nefaste sia per cittadini e imprenditori, che rischiano di fallire, sia per lo Stato che difficilmente incasserà l’introito previsto dalla rottamazione e dal saldo e stralcio.

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