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Crisi di Impresa

Semplificato l’accesso al concordato preventivo o alla ristrutturazione del debito indipendentemente dal voto del fisco e degli enti di previdenza

Il Governo sta lavorando persuperare gli ostacoli che incagliano la vecchia procedura fallimentare, complicata e onerosa, e che oltre ad avere delle conseguenze devastanti per le imprese soggette a fallimento, spesso lasciava insoddisfatti i creditori non solo privati ma anche pubblici.

L’Assemblea della Camera, si appresta a convertire in legge il D.L. 125/2020 sullo stato di emergenza epidemiologica da Covid-19. Con un emendamento approvato dal Senato e trasmesso alla Camera il 12 novembre scorso è stata annunciata una importantissima modifica all’attuale Legge Fallimentare che anticipa alcune disposizioni in materia di transazione fiscale e previdenziale nel contesto dell’omologazione del concordato preventivo e dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, già previste dal nuovo Codice della Crisi che entrerà in vigore il 1° settembre 2021.

L’emendamento al D.L. 125/2020, ora alla Camera per la definitiva conversione in legge, a breve, va a modificare gli articoli 180, 182-bis,182-ter della Legge Fallimentare e va ad abrogare il dm 4 agosto 2009 che riguarda i criteri di accettazione della transazione fiscale da parte degli enti previdenziali per le procedure degli accordi di ristrutturazione e dei concordati preventivi.

L’obiettivo è quello di superare lo scoglio che spesso si verifica a causa dell’inerzia e della rigidità dell’Amministrazione Finanziaria durante il procedimento istruttorio al fine semplificare l’omologazione di concordati o di accordi di ristrutturazione. L’aspetto critico riguarda i termini entro cui le amministrazioni competenti possono esprimere il proprio consenso o rifiuto alla proposta presentata dall’imprenditore in stato di crisi e corredata dalla relazione di un professionista indipendente nominato dallo stesso debitore. Siccome il termine di trenta giorni per completare l’istruttoria, previsto solo per il concordato preventivo e non per la ristrutturazione del debito, non è tassativo e improrogabile, le modifiche vorrebbero agevolare e disciplinare tutto il procedimento.

Tra le novità più importanti e incisive c’è la possibilità per le imprese in stato di crisi di ottenere lo stralcio dei debiti previdenziali, contributivi ed erariali dimostrando che tramite la liquidazione del patrimonio in caso di fallimento non si potrebbero pagare integralmente i creditori , senza passare dal voto dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e degli altri enti titolari di credito. Per cui i creditori pubblici perderebbero il loro privilegio e verrebbe riconosciuta loro la stessa percentuale pagata agli altri enti creditori di pari rango, ossia chirografari.

In sostanza, in assenza del voto dell’Amministrazione Finanziaria e degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie, sarà il Tribunale a valutare e decidere se la proposta di soddisfacimento è conveniente rispetto all’ipotesi alternativa della liquidazione fallimentare. Agli enti creditori non resta che accettare la decisione del Tribunale che può omologare la proposta di concordato preventivo o l’accordo di ristrutturazione del debitore, tramite la relazione di attestazione del professionista, purché essa sia veritiera, fattibile e conveniente per tutti gli attori in gioco.

Il professionista dovrà essere indipendente, privo di conflitti di interessi e non interessato al risanamento e sarà responsabile penalmente (ai sensi dell’art.236-bis L.F.) in caso di falsa attestazione e omissione di informazioni ai creditori e al tribunale. La sua funzione sarà quella di dimostrare la convenienza per il fisco e per gli altri enti di previdenza e assistenza sociale del piano di concordato o dell’accordo di ristrutturazione rispetto alla prospettiva liquidatoria. Nel fare ciò dovrà dimostrare che i beni gravati da privilegio non sono sufficienti a coprire integralmente il credito garantito in maniera tale che la parte incapiente degrada a chirografo e può essere stralciata.  Infatti l’emendamento prevede che lo stralcio dei debiti possa avvenire anche inseguito alla degradazione per incapienza.

L’emergenza epidemiologica, la crisi economica generata dal lockdown e il conseguente allentamento dei vincoli europei stanno cambiando le regole nei rapporti tra imprese e Pubblica Amministrazione. L’obiettivo è quello di arginare il più possibile il numero di fallimenti che finirebbe per travolgere non solo il tessuto imprenditoriale italiano ma avrebbe delle pericolose ripercussioni sull’intero sistema economico nazionale. Con la modifica alla legge fallimentare le imprese insolventi fallibili, in mancanza di atti fraudolenti, potranno evitare il fallimento potendo, laddove possibile, in alcuni casi anche continuare l’attività oppure cederla in blocco. Non ci resta che aspettare la conversione in legge dell’emendamento per scoprire se le attese verranno soddisfatte.

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