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Tributario

Hai ricevuto una raccomandata ma non eri a casa e il postino ha lasciato, nella cassetta delle lettere, un avviso di giacenza.

a cura di
Ufficio Stampa Millennium & Partners
,
pubblicato in data
26.6.2020

Hai ricevuto una raccomandata? Non eri a casa e il postino ha lasciato, nella cassetta delle lettere, un avviso di giacenza. Potrai ritirarla già dal giorno dopo.

Ma il sospetto che si possa trattare di un multa, di un atto giudiziario, di un accertamento fiscale o di una cartella esattoriale ti frena. Vorresti avere il tempo per consultarti con il tuo avvocato e per decidere di conseguenza. Oppure vorresti semplicemente allontanare il più possibile la data del pagamento.

Se il postino ti avesse trovato sarebbero iniziati i termini a decorrere dalla consegna, ma così non è andata e, dunque, a questo punto come puoi allungare i tempi in caso di ritiro di raccomandate e atti giudiziari?

La questione è stata più volte affrontata dalla Cassazione. La risposta della giurisprudenza è sempre stata univoca e lascia un margine di manovra.

Ecco dunque come prendere tempo in caso di notifica di  raccomandate  o  atti  giudiziari.  

Lo spunto per questo articolo ci viene dato da una sentenza della Cassazione [1] che ha ribadito i consueti concetti con riferimento a un avviso di accertamento, ma il discorso è il medesimo per tutti gli atti giudiziari, cartelle di pagamento e multe stradali.

Che succede se rifiuto la raccomandata al postino.

Prima di spiegare come allungare i tempi in caso di ritiro di raccomandate e atti giudiziari, è necessario chiarire un dubbio che genera spesso molti equivoci, equivoci che portano poi il cittadino a perdere ogni tutela. Che succede se, bussando il postino, rifiuti la raccomandata? Contrariamente a quello che alcuni credono, non è vero che la lettera viene portata all’ufficio postale e la puoi ritirare in un momento successivo; ciò succede solo se il postino non trova nessuno in casa o se, trovando familiari conviventi o altre persone addette alla casa (ad esempio la colf), queste non vogliono ricevere la busta per conto dell’effettivo destinatario.

Se invece è proprio quest’ultimo che dichiara di non voler ricevere la raccomandata, la busta viene rimandata al mittente con l’esplicita dicitura «rifiutata». Con la conseguenza che, se l’indirizzo e il nome del destinatario sono corretti, la notifica si considera come avvenuta regolarmente, anche se l’interessato non ne ha preso mai visione.

Rifiutare la posta dal portalettere è conveniente?

Proprio per ciò che abbiamo appena detto, rifiutare la raccomandata dal postino è una scelta pessima, priva di senso e di utilità perché impedisce al destinatario di conoscerne il contenuto e, nello stesso, non evita che gli effetti tipici della notifica (ad esempio il decorso dei termini per un eventuale ricorso) si producano lo stesso. Se, ad esempio, la lettera era un atto di precetto ben potrebbe essere che il destinatario, pur avendolo rifiutato, possa subire successivamente il pignoramento del conto corrente ma senza prendere precauzioni preventive (come contattare il creditore per una possibile transazione).

Come allungare i tempi multe, cartelle e atti giudiziari.

Si diceva in partenza che la giurisprudenza consente, entro margini non troppo lunghi, di avere qualche giorno in più per allungare i tempi della notifica. Infatti le cose stanno in questo modo per multe, cartelle esattoriali, avvisi di accertamento fiscale e atti giudiziari (citazioni, notifica sentenze, precetti, pignoramenti, decreti ingiuntivi, ecc.). Se si ritira la raccomandata  immediatamente  dal  postino, i termini iniziano a decorrere dalla consegna della busta.

Ad esempio, i 60 giorni per impugnare la cartella o i 30 giorni per contestare una multa partiranno dal giorno in cui hai firmato il registro raccomandate al portalettere. Se però rifiuti la raccomandata, questa viene riportata al mittente e non puoi più ritirarla in un secondo momento. Se non si è a casa o comunque nessuno risponde al campanello  della  porta,  il  postino lascia, nella cassetta delle lettere, una comunicazione con cui lo informa di aver tentato la notifica, riporta la lettera all’ufficio postale e, infine, gli spedisce con altra raccomandata un avviso di giacenza; in questo caso i termini si conteggiano nel seguente modo:

1. se si ritira la raccomandata entro i primi 10 giorni dalla spedizione dell’avviso di giacenza, i termini iniziano a decorrere dal ritiro stesso;

2. se si ritira la raccomandata dopo i primi 10 giorni dalla spedizione dell’avviso di giacenza, la notifica si ha per eseguita al 10° giorno dalla suddetta spedizione; così non fa differenza se la busta viene ritirata dopo 20 o 30 giorni.

In pratica, la legge ti consente di allungare i tempi per eventuali ricorsi o pagamenti di massimo 10 giorni.

Ricapitolando, se il destinatario decide di ritirare l’atto all’ufficio postale si possono verificare le seguenti possibilità:

1. la raccomandata viene ritirata prima di 10 giorni dall’invio della seconda raccomandata informativa che informa il destinatario del deposito dell’atto presso l’ufficio postale: in tal caso la raccomandata si considera ricevuta nel giorno stesso in cui viene ritirata;

2. la raccomandata viene ritirata dopo 10 giorni dall’invio della seconda raccomandata informativa che informa il destinatario del deposito dell’atto presso l’ufficio postale: in tal caso la raccomandata si considera ricevuta il decimo giorno dall’invio della stessa. Per il calcolo di questi 10 giorni occorre escludere il giorno iniziale, coincidente con la data di invio della predetta raccomandata informativa;

3. la raccomandata non viene mai ritirata all’ufficio postale: essa allora si considera ricevuta il decimo giorno dall’invio della stessa.

Quindi, come chiarito dalla Cassazione [1], in caso di assenza del destinatario dell’atto, il giorno a partire dal quale si calcola il termine di 10 giorni per il perfezionamento della compiuta giacenza non deve individuarsi nella data di ricezione della raccomandata con la quale viene dato avviso dell’attività svolta dall’agente postale, bensì nella data di invio della medesima.

Più semplicemente: la raccomandata si considera sempre conosciuta, anche se non viene ritirata. Tuttavia, se viene ritirata prima di 10 giorni da quando l’ufficio postale ha inviato la raccomandata informativa, essa si considera ricevuta nel giorno stesso del ritiro; se invece viene ritirata dopo il decimo giorno, essa si considera ricevuta il decimo giorno dall’invio (e non dal ricevimento) della raccomandata informativa.

Come allungare i tempi delle raccomandate.

Quello che si è detto vale solo per gli atti giudiziari, le multe, gli atti del fisco come cartelle esattoriali e accertamenti. Non vale invece per le raccomandate o quelle semplici per le quali la data che fa fede è quella in cui il postino ha portato a conoscenza del destinatario il tentativo di consegna, il che coincide con l’immissione - nella cassetta delle lettere - dell’avviso di giacenza.

Peraltro la seconda raccomandata informativa è dovuta solo per atti giudiziari, multe e cartelle. Quindi, in caso di raccomandate non è possibile allungare i tempi del ricevimento come invece per gli atti giudiziari, multe e cartelle. Qui vale solo il primo momento in cui arriva il postino. Di solito, comunque, da una raccomandata ordinaria non decorrono mai termini perentori: anche la diffida dell'avvocato, che dà sette giorni di tempo (o qualsiasi altro termine) per adeguarsi a una intimazione, è da considerarsi "indicativa" e non a pena di decadenza.

Peraltro, proprio con riferimento alle raccomandate tra privati, la Cassazione ha detto che, anche per il mittente, fa fede la data di consegna e non quella di spedizione. Con la conseguenza che chi, ad esempio, voglia disdire l’affitto, deve preoccuparsi che la lettera arrivi a destinazione entro il termine di preavviso e non dopo; il che significa portarla all’ufficio postale con un significativo anticipo.

Note: [1] Cass. sent. n. 4049/18 del 20.02.2018.

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