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Crisi di Impresa

Concordato preventivo e accordi di ristrutturazione possono essere omologati anche senza voto o adesione del Fisco e dell’INPS

a cura di
Ufficio Stampa Millennium & Partners
,
pubblicato in data
18.1.2021

La Legge 159/2020, di conversione del D.L. 125/2020, pubblicata inG.U. n. 300 del 3 dicembre 2020, ha introdotto in maniera definitiva la modifica agli artt. 180, 182 bis e 182 ter della Legge Fallimentare. Ne consegue che il concordato preventivo egli accordi di ristrutturazione dei debiti potranno essere omologati indipendentemente dal  voto o dall’adesione da parte dell’Amministrazione Finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie a condizione che venga dimostrato che la liquidazione del patrimonio nell’ambito del fallimento sia meno vantaggiosa della proposta formulata.

Novità introdotte dal decreto correttivo

Con lo scopo di fornire un aiuto alle imprese insolventi diventa possibile per l’imprenditore in stato di  crisi presentare, nell’ambito di un piano di concordato o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, all’Amministrazione Finanziaria  o agli enti di previdenza, una proposta di transazione fiscale e previdenziale per il pagamento, in misura parziale o in forma dilazionata, dei tributi o degli oneri contributivi.

La proposta dovrà essere supportata dalla relazione di un professionista indipendente che attesti che i beni gravati da privilegio non sono sufficienti a pagare integralmente il credito garantito,cosicché la parte incapiente degrada al chirografo e può essere stralciata. Sarà il professionista ad assumersi la responsabilità di attestare la convenienza del piano di soddisfazione dei crediti tributari e previdenziali presentato rispetto all’alternativa liquidatoria. Spetterà solo al Tribunale valutare l’attestazione del professionista e le motivazioni di convenienza della proposta.

Concordato preventivo

In considerazione della situazione di crisi economica in cui versa il tessuto imprenditoriale italiano a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 l’obbiettivo è stato quello di superare il vicolo cieco che spesso si verifica a causa dell’inerzia dell’Amministrazione Finanziaria che tarda quasi sempre ad esprimere il parere sulla proposta del debitore. Al fine di superare gli inconvenienti di questo iter farraginoso la L. 159/2020, intervenendo sul dettato dell’art. 180 del DR n. 267/1948, ha previsto che sia il Tribunale ad omologare il concordato preventivo contenente proposte di transazione fiscale e contributiva, sulla base della relazione del professionista indipendente, anche in assenza di approvazione del fisco e degli enti di previdenza coinvolti, a patto che le stesse proposte siano determinanti per il raggiungimento della maggioranza dei creditori che il Regio Decreto richiede per l’approvazione del concordato.

Accordo di ristrutturazione dei debiti

Analogamente a quanto stabilito per il concordato preventivo, è stata introdotta una modifica nel dettato dell’art. 182 bis del R.D. 267/1942, in materia di accordo di ristrutturazione dei debiti, che consente al Tribunale di omologare l’accordo anche in assenza di adesione dell’Erario, dell’Inps e dell’Inail quando l’adesione è determinante per il raggiungimento della percentuale del 60% dei crediti necessaria ai fini della stipulazione dell’accordo con i creditori e tutto ciò sempre sulla base delle risultanze della relazione del professionista incaricato dal debitore, il quale deve dimostrare che la proposta di soddisfacimento dei crediti tributari o contributivi è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.

In maniera coerente e speculare alle due precedenti novità, la L. 159/2020 apporta una modifica anche all’art. 182 ter,andando a chiarire che i crediti di natura chirografaria che possono essere stralciati sono anche quelli degradati per incapienza quando il professionista indipendente attesta, in merito ai crediti tributari o contributivi e relativi accessori, l’esistenza della convenienza del piano proposto dal debitore rispetto alla liquidazione fallimentare.

Ovviamente la degradazione deve essere dimostrata applicando i criteri dell’art. 160, comma 2, lf, perché i beni su cui possono essere fatti valere i privilegi dell’Erario e degli enti previdenziali e assistenziali non sono sufficienti al pagamento integrale qualora vengano venduti nell’ambito fallimentare.

Entrata in vigore delle nuove norme e novità di rilievo

La Legge 159/2020 è già in vigore dal 4 dicembre 2020, ossia dal giorno dopo la pubblicazione e può essere applicate dai tribunali in tutti i procedimenti non ancora omologati e quindi anche alle procedure pendenti. Considerata la ratio dell’intervento normativo, volta a contrastare la crisi causata dall’emergenza epidemiologica è sostenibile che le nuove disposizioni si applichino in tutti i casi in cui l’omologazione di concordati preventivi o di accordi di ristrutturazione non siano ancora avvenuti.

La natura anche processuale delle norme in questione, nella fase che regola il procedimento di omologa, consente di invocare il principio del c.d. “tempus regit actum” per cui l’atto processuale, in assenza di apposita norma transitoria che stabilisca la validità delle norme previgenti, è soggetto alla disciplina vigente al momento in cui viene compiuto, sebbene successiva all’introduzione del giudizio.

Le nuove modifiche alla legge fallimentare sono state accolte positivamente dalla dottrina e dagli operatori perché sono state introdotte disposizioni più vantaggiose rispetto agli attuali strumenti di composizione della crisi che cambiano gli accordi di ristrutturazione dei debiti e il concordato preventivo rendendo più facile lo stralcio dei debiti erariali e previdenziali.

Sarà più semplice mettersi d’accordo con i creditori, ottenere più tempo per pagare e predisporre un piano di rilancio dell’impresa. Il fallimento non sarà visto in modo pregiudizievole e anche l’imprenditore per il quale è già stata presentata istanza di fallimento potrà usufruire di un allungamento del tempo, da 4 a 6 mesi, per l’attivazione delle procedure concorsuali.

L’obiettivo principale è quello di evitare il più possibile il fallimento e la chiusura dell’imprese e allo stesso tempo consentire il miglior soddisfacimento per i creditori. Le misure adottate cercano di scongiurare durante e dopo la pandemia l’innesco della crisi d’impresa con i suoi risvolti tragici sia sul versante economico che sociale.

Si tratta di un intervento che anticipa l’applicazione di quanto già previsto dal nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza, la cui entrata in vigore è prevista per il 1°settembre 2021, salvo novità, per aiutare le aziende a superare le attuali difficoltà economiche e finanziarie che nel prossimo futuro si manifesteranno con maggiore intensità.

Se sei interessato alle novità della Transazione Fiscale 2021, leggi qui

 

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